Incontinenza urinaria: cos'è e come riconoscerla

Un problema molto comune di cui si parla poco

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L’incontinenza urinaria consiste nella perdita involontaria di urina, è una condizione molto fastidiosa in quanto compromette la qualità della vita. Non si tratta di una malattia, ma di una condizione comune che può essere di diversi tipi e insorgere a qualsiasi età e che può essere trattata con successo. Innanzitutto, è bene distinguere i tipi di incontinenza: 

  • da sforzo: si verifica quando si esercita pressione sulla vescica durante attività come tossire, ridere, fare esercizio fisico o sollevare oggetti pesanti. È dovuta all’indebolimento o alla rottura del legamento pubo-uretrale, ad esempio in seguito a un trauma da parto.
  • da urgenza: è caratterizzata da un'improvvisa e forte urgenza di urinare che non consente di raggiungere in tempo la toilette con conseguenti perdite involontarie di urina. La causa risiede in un’anomalia dell’innervazione della vescica che invia all’encefalo un segnale errato di un’urgente necessità di svuotamento della vescica stessa.
  • mista: una combinazione delle precedenti. 
  • da rigurgito: si verifica quando la vescica non si svuota completamente portando a perdite di urina.

Ci sono 3 gradi di gravità dell’incontinenza urinaria: lieve, media e severa. Per capire dove si colloca un paziente, si va a indagare il tipo e la qualità di presidi utilizzati (salvaslip, pannolini  semplici o a mutanda) dando una chiara informazione sull'impatto nella vita di chi ne soffre. Ma perché si soffre di incontinenza urinaria? Le cause sono diverse e includono:

  1. fattori anatomici come il prolasso degli organi pelvici;
  2. malattie neurologiche come la sclerosi multipla, il morbo di Parkinson e ictus;
  3. infezioni del tratto urinario che possono causare sintomi temporanei di incontinenza;
  4. farmaci: alcuni medicinali possono influenzare la capacità di controllare la minzione;
  5. gravidanza, parto e travaglio: in alcuni casi, in seguito a questi eventi si può riscontrare un danno permanente da iperdistensione della fascia pelvica e stiramento delle strutture muscolo-fasciali di sostegno;
  6. menopausa, per via di una ridotta produzione di estrogeni;
  7. obesità: la severità dell’incontinenza mostra un’associazione con l'aumento di peso, a causa dell’aumento della pressione addominale.

 Per curare questo condizione ci sono diverse modalità anche in base alla gravità della patologia. Quando ci muoviamo nella sfera dell'incontinenza lieve o media, il trattamento principe è quello conservativo, cioè di riabilitazione del pavimento pelvico che mostra ottimi risultati nella gestione dell'incontinenza urinaria, nel miglioramento della qualità di vita e nella riduzione dei sintomi dolorosi. Si (re)impara a gestire lo stimolo minzionale e si rafforzano i muscoli pelvici. Il terapista può anche decidere di affiancare alla fisioterapia l'utilizzo di altre tecniche come l'elettrostimolazione, biofeedback e coni vaginali. 


Presso il Centro Medico Medora si occupa di questi percorsi la dott.ssa Milena Fontana.


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